Vuoi farcela?!

coaching crescita personale iopensopositivo mente obiettivi sviluppo Jan 18, 2023

Un’arte che osservo sempre con grande piacere e chi mi appassiona da che ero bimba è la danza; danza classica, danza moderna, tango…vedere corpi sinuosi in movimento a ritmo di musica (altra mia grande passione) esercita su di me un fascino a dir poco irresistibile e coinvolgente. Non a caso tra i miti della mia adolescenza c’erano John Travolta (interprete a quei tempi di una serie di film musicali tra cui Staying Alive, il mio preferito) e Jennifer Beals (ricordate il ballo finale di Flashdance? tanto è bastato a portare nella storia della mia memoria film e attrice); citando Bryan Weiss, verrebbe da pensare che in una qualche vita passata abbia avuto indiscutibili trascorsi da danzatrice (malgrado attualmente non abbia alcun talento particolare in tal senso!).

Passando a scenari più contemporanei e decisamente meno cinematografici, un artista che mi sono ripromessa di seguire in una piéce presso il Teatro La Scala di Milano è l’italianissimo Roberto Bolle: nato a Casale Monferrato nel 1975, è Principal Dancer dell’American Ballet Theatre di New York ed Étoile della Scala di Milano. Personalmente ne ho sentito tessere innumerevoli lodi e onori a livello mediatico, senza aver mai avuto occasione e piacere di assistere ad una sua esibizione…fino a non poco più di qualche giorno fa, quando del tutto casualmente ho trovato sul web il video che vi ripropongo di seguito:

Che siate o meno degli estimatori della danza, a questo punto (e dopo le immagini di questo video) sarei curiosa di sapere quali siano le vostre considerazioni in merito; certamente non faccio mistero delle mie, che riassumo in un totale stupore e sbalordita ammirazione per la perfezione sia tecnica che fisica dell’artista. Ai miei occhi quel corpo è assolutamente perfetto, i movimenti sono perfetti e quasi privi della forza di gravità…insomma, tutto è perfetto in quel ragazzo; e com’è possibile raggiungere tali livelli di maestria e mirabilità nella propria arte? com’è possibile per ciascuno di noi, nell’ambito di ciò che abbiamo scelto e assunto ad impegno ed attività personale, arrivare a così elevati livelli di professionalità e competenza? Mentre elaboravo queste domande, mi è venuta in mente una citazione cui spesso ricorro sia in sessioni di coaching che durante i corsi:

lampadina

 

Il genio è per l’1% ispirazione, e per il 99% sudorazione.

Thomas Alva Edison

perseveranza, strada per il successo

In altre parole (come ho già scritto in un altro post): è necessario rimboccarsi le maniche a coerentemente coi propri obiettivi, darsi da fare con tenacia, costanza e perseveranza. Una risposta molto semplice, che apre le porte ad un cammino tutt’altro che facile: semplice non vuol dire facile, e ognuno di noi probabilmente conosce l’insidia esercitata dalle inevitabili difficoltà, contrattempi e disillusioni cui spesso ci si imbatte strada facendo.

Molti credono che a certi livelli il successo sia frutto di ciò che chiamano talento, predisposizione personale piuttosto che karma, ovvero qualità innate e misteriose che benedirebbero il destino di alcuni piuttosto che altri. In realtà ciò è vero fino ad un certo punto, nel senso che indubbiamente talento e predisposizione fanno la differenza nella definizione personale del proprio successo e affermazione, ma non sono nulla di magico o imprevedibile; tutt’altro, perché come già disse Edison il genio è al 99% frutto di sudorazione, ovvero frutto di impegno, perseveranza, fatica, costanza, determinazione, passione, focus, dedizione, attenzione, etc. Il genio è frutto di responsabilità personale, e ognuno di noi è artefice della propria maestria nella misura in cui si dedica ad essa al fine di seguirla, coltivarla, alimentarla e crescerla. Non si tratta di misteriosa fortuna o imprevedibile fatalità, quanto più di comportamenti e gesti consapevolmente attenti, mirati e abilmente focalizzati e perseguiti. Nulla di gratuito e fortuito, e tutto di guadagnato e responsabilmente ricercato.

Nello specifico di Bolle, a soli 12 anni si è trasferito a Milano (lontano da casa e famiglia) per frequentare l’Accademia di Danza della Scala, e non passa un singolo giorno senza che si alleni: come ha detto lui stesso nel corso di una recente intervista, “a certi livelli di atletismo bastano due giorni di stop per accorgerti che hai perso terreno, e allora io un pò di esercizi quotidiani li devo fare anche nell’unica pausa che mi prendo d’estate altrimenti so già quanto sarà doloroso il rientro”. Balla da sempre, e già a 4 anni non resisteva dal muovere i primi passi davanti al televisore; ma ovviamente non è bastata questa premessa per fare di lui un ballerino di fama internazionale. Piuttosto la sua ascesa è costellata di rinunce (sin da giovanissimo solo e lontano dalla famiglia), fatiche, decisioni ed energie costantemente rivolte a canalizzate nell’ottica di fare della sua passione la sua migliore arte. Il suo successo è frutto di una strategia mirata e fedelmente perseguita negli anni e nel tempo, a dispetto di difficoltà ed incertezze.

E concludendo in accordo con quanto già qualcun altro ebbe a dire un tempo, le persone che riescono in questo mondo sono quelle che vanno alla ricerca delle condizioni che desiderano, e se non le trovano le creano (George Bernard Shaw).

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