5 Grandi Rimpianti

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Bronnie Ware è un’infermiera australiana autrice del libro “The Top Five Regrets of Dying” (best seller mondiale, tradotto in 24 lingue – in italiano il titolo corrispondente è “Vorrei Averlo Fatto”), un racconto toccante in cui vengono esaminati i 5 maggiori rimpianti espressi da degenti ospedalieri nelle loro ultime ore di vita.

Bronnie ha lavorato a lungo in un reparto di cure palliative per uomini e donne in punto di morte; i pazienti le raccontavano sovente la storia della loro vita, e riferendosi a vicende private e personali quasi sempre concludevano dicendo “Vorrei Averlo Fatto…”.

A Bronnie venne dunque in mente di rivolgere a tutti gli assistiti (quando possibile) la stessa domanda: Qual’è il più grosso rimpianto della tua vita?”. 

Mi rendo conto che non ti sto proponendo un argomento leggero e svagato di conversazione; tuttavia il discorso è un utile stimolo per contrastare l’umana tendenza alla procrastinazione, e stimolarti ad agire subito nell’ottica di ciò che desideri veramente ottenere/assaporare nell’arco della tua esistenza.

Così da essere felice a partire da ora, evitando il rischio di accumulare malinconia e rimpianti giorno dopo giorno, anno dopo anno.

Così da raccogliere le forze necessarie per agire ciò che da tempo attende finalmente un tuo cenno ed una tua risoluzione.

Così da essere profondamente consapevole di ciò che vuoi e di quello che ancora ti è possibile fare per ottenerlo.

  • Quante situazioni importanti della tua vita sono tuttora in sospeso?
  • Quanti momenti ideali credi realmente di dover ancora attendere per prendere una decisione, per definire un chiarimento, per iniziare un cambiamento, etc.?
  • Quanto spesso sottovaluti l’importanza di essere sereno e ti preoccupi solo di avere ragione? Col senno di poi (e una vita magari agli sgoccioli), sei davvero sicuro valga la pena vivere in questo modo?

La vita non dovrebbe essere un viaggio verso la tomba con l’intenzione di arrivare in modo sicuro, in un bel corpo e ben conservato, ma piuttosto una sbandata in fiancata in una nuvola di fumo, completamente esauriti, completamente sfiniti e proclamando a gran voce: “WOW, CHE CORSA!”.

Hunter S. Thompson

Bronnie ha individuato 5 temi frequenti che ricorrevano in tutte le persone da lei intervistate, e li ha ordinati in una sorta di graduatoria del rimpianto.

1. Vorrei aver avuto il coraggio di vivere la mia vita, non quella degli altri.

Questo è il rimpianto più comune di tutti. Quando le persone sono alla fine della vita, e si rendono conto di non avere più alcun tempo a loro disposizione, si rammaricano di aver realizzato solo in parte le proprie aspettative, inclinazioni, desideri e di aver vissuto in misura eccessiva secondo la volontà altrui.

È un errore piuttosto comune che molti tendono a commettere, perché spinti dal desiderio di essere amati, socialmente approvati ed accettati. Il rischio è esattamente quello di vivere per interposta persona e dunque…non vivere mai del tutto.

In una società migliore, formata da persone più comprensive, nessuno vorrà cambiarti. Tutti ti aiuteranno ad essere te stesso perché essere te stesso è la cosa più preziosa al mondo.

Osho

2. Vorrei non aver lavorato tanto.

“Questo” scrive Ware “lo sostengono tutti i pazienti che ho assistito. Avrebbero voluto godersi l’infanzia dei loro figli, l’affetto dei loro cari. Specialmente gli uomini, rimpiangono di aver combattuto tutta la vita contro i mulini a vento della vita lavorativa”.

Sta capitando lo stesso anche a te? Hai la sensazione in questi anni di esserti goduto poco e niente perché professionalmente troppo impegnato?

Il tempo vola, e certe occasioni mancate sono perdute per sempre; smetti di rincorrere la tua agenda, e comincia a fissare degli appuntamenti con la tua Vita.

Vivi come se dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre.

Mahatma Gandhi

3. Vorrei aver avuto il coraggio di esprimere i miei sentimenti.

Tante persone temono di mostrarsi per quello che sono, e spesso reprimono sentimenti ed emozioni che tendono poi ad essere somatizzate nel corpo fino a sviluppare disagi e malattie.

Le emozioni sono energia in movimento (e-movere, ovvero muovere – fuori), pertanto reprimerle equivale a bloccare la vitalità della persona con ripercussioni inevitabili tanto sul piano fisico, quanto su quello mentale.

Cosa succede tutte le volte che trattieni un dispiacere, o ritieni di non aver la possibilità di esprimere e comunicare la tua opinione? Come ti senti tu…e cosa percepisci nel corpo?

“Molti mettono da parte i propri sentimenti, per mantenere apparenti buoni rapporti con gli altri. Il risultato è che spesso si trascinano in esistenze mediocri senza mai avere il coraggio di cambiarle. Molti somatizzano fino a sviluppare malattie legate alle amarezze e al risentimento”.

Abbi il coraggio di essere te stesso; abbi il coraggio di vivere con onestà.

Essere autentici vuol dire essere fedeli a se stessi. È un fenomeno molto pericoloso; solo rari individui ci riescono. Ma, se ci riescono, si realizzano. Arrivano a una bellezza, ad una grazia e soddisfazione che tu non puoi nemmeno immaginare.

Osho

4. Avrei voluto rimanere in contatto con i miei amici

L’essere umano è l’essere relazionale per eccellenza. Gli amici sostengono, ascoltano, e offrono l’importanza della loro presenza tanto nei momenti di gioia quanto nei frangenti di dolore e difficoltà.

Nessuno è mai veramente solo con un amico al proprio fianco, perché ogni amicizia moltiplica i beni e ripartisce i mali.

Tuttavia, “spesso gli uomini non realizzano l’importanza di un vecchio amico fino alla fine della loro esistenza. Tutti rimpiangono i loro amici, quando sono in punto di morte, e rimpiangono di essersi fatti scivolare via l’opportunità di rimanere legati nel corso degli anni”.

I rapporti sociali sono una variabile determinante per il tuo benessere ed arricchimento personale; mantieni fertile il terreno delle tue relazioni, contatta i vecchi amici che magari non senti da tempo, e noterai come interessandoti alla loro vita inevitabilmente ti occuperai proprio di te stesso.

Bisogna non solo coltivare i propri amici, ma coltivare in sé le proprie amicizie. Bisogna conservarle con cura, curarle, innaffiarle.
Joseph Joubert, Pensieri, 1838

5. Avrei voluto essere più felice

Tutti possiamo essere felici, ed è una realtà che si manifesta nel preciso istante in cui smettiamo di crederci vittime dell’universo, e assumiamo la piena responsabilità del nostro benessere psico-fisico.

Essere felice significa decidere, e operare dei cambiamenti volti a ridimensionare ciò che ti fa soffrire (come per esempio relazioni affettive poco funzionali per la tua vita) incoraggiando nuove e talvolta incerte prospettive in direzione di ciò che sai essere bene per te.

Essere felici comporta una buona dose di audacia, fiducia e amore per se stessi. Se ti riconosci tra coloro che mancano del coraggio di vivere la propria vita perché eccessivamente orientati al soddisfacimento dei bisogni altrui, l’amara considerazione di aver potuto vivere più felicemente sarà una conseguenza assolutamente inevitabile.

“Questo è sorprendente. Molti non realizzano fino alla fine che la felicità è sempre una possibilità concreta, nella vita. Preferiscono restare chiusi nelle loro vite e nelle loro vecchie abitudini. La paura del cambiamento li costringe a non vivere con pienezza quei momenti che possono dare vera felicità”.

La vita fugge, non cercare dunque più di quanto ti offre la gioia del momento e affrettati a goderla.

Stendhal

Dunque dimmi: cosa farai di diverso a partire da domani? Per cosa decidi di vivere? E rispetto a cosa decidi di non voler patire alcun rimpianto?! 

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