L’importanza di essere fortunati!

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Ho appena letto un interessante post a illustrazione delle caratteristiche che pare accomunino le persone di successo.

IMG_2290Sintetizzando il tutto nelle parole di Albert Gray (assicuratore prima, stimato conferenziere poi), il segreto del successo non è solo una questione di duro lavoro e competenze, ma anche di disciplina e motivazione.

Il denominatore comune delle persone di successo è l’abitudine di fare ciò che le persone comuni non amano fare.

Albert Gray

Ecco perché taluni apparentemente senza né arte né parte, scalano tanto rapidamente quanto improvvisamente le alture del successo. Ecco perché talaltri falliscono nonostante il vantaggio di alcuni prerequisiti d’elezione che parrebbero avvantaggiarli..

Le persone di successo sono altamente focalizzate e concentrate sui loro scopi; agiscono non tanto in ragione di ciò che risulti loro semplice e piacevole, quanto piuttosto nell’ottica di ciò che si rivela utile e funzionale al raggiungimento dei loro obiettivi.

Le persone di successo evitano di tergiversare e temporeggiare dinanzi alle difficoltà; si attivano in prima persona con fare propositivo e risolutivo, affrontando situazioni ed impedimenti che le persone comuni tipicamente tendono ad ignorare ed evitare (perché eccessivamente faticose sia da un punto di fisico che mentale).

In aggiunta a quanto appena osservato, ritengo tuttavia si debba considerare anche un quarto fattore per nulla secondario: ilquadrifoglio tempismo, ovvero essere al posto giusto nel momento giusto.

Il successo è anche una questione di fortuna e occasioni, non neghiamolo.

Indubbiamente ogni individuo delinea il proprio destino a partire dalle personali abitudini e stile di vita; tuttavia è altrettanto vero che vivere in un determinato contesto geografico/professionale, contribuisce a fare la differenza in misura talvolta determinante.

Un esempio?

Pensa per un momento cosa sarebbe successo se Steve Jobs fosse nato in provincia di Napoli…

Si chiama Stefano Lavori. Non va all’università, è uno smanettone. Ha un amico che si chiama Stefano Vozzini. Sono entrambi appassionati di tecnologia, e hanno una idea nel cassetto: un computer innovativo. Non hanno i soldi per comprare i pezzi e assemblarlo, dunque si “riuniscono” nel garage e ragionano il da farsi.

Stefano Lavori propone di vendere i computer senza averli ancora prodotti; attraverso gli ordini che riceveranno, sarà poi possibile comprare i pezzi.

Mettono un annuncio, attaccano i volantini, cercano acquirenti. Nessuno si fa vivo.

Bussano alle imprese: “Volete sperimentare un nuovo computer?”.

Qualcuno è interessato: “Portamelo, ti pago a novanta giorni”.

“Veramente non ce l’abbiamo ancora, avremmo bisogno di un vostro ordine scritto”.

Gli fanno un ordine su carta non intestata, non si può mai sapere. Con quell’ordine a garanzia di un credito, i due sperano di poter comprare i pezzi necessari.

I negozianti li buttano fuori. “Senza soldi non si cantano messe”.

Che fare? “Vendiamoci il motorino”, propone uno dei due amici.

Detto, fatto. Con quei soldi riescono ad assemblare il primo computer, fanno una sola consegna e guadagnano qualcosa. Fanno un altro computer, e le cose sembrano finalmente funzionare.

Per decollare veramente occorre però un capitale maggiore. “Chiediamo un prestito!”.

Vanno in banca. “Mandatemi i vostri genitori, non facciamo credito a chi non ha niente”, gli dice il direttore della filiale.

I due tornano nel garage. Come fare? Mentre ci pensano, i Vigili urbani bussano alla porta. “Ci hanno detto che qui state facendo un’attività commerciale. Possiamo vedere i documenti?”.

“Che documenti? Stiamo solo sperimentando…”.

“Ci risulta che abbiate venduto dei computer”. I vigili parlano a ragion veduta, grazie alla segnalazione del negoziante di fronte.

I ragazzi sono presi in contropiede: non hanno documenti, il garage non è a norma, non c’è impianto elettrico salvavita, non ci sono bagni, l’attività non ha partita Iva.

Il verbale è salato. Ma… se tirano fuori qualche soldo di “mazzetta”, si riesce a sistemare tutto.

Il giorno dopo arriva la Finanza. E poi l’ispettorato del Lavoro. E dopo ancora l’ufficio Igiene. Di mazzetta in mazzetta, il gruzzolo iniziale è volato via.

Se ne sono andati i primi guadagni, ma non la loro idea innovativa. I primi acquirenti chiamano entusiasti, il computer va alla grande. Bisogna farne altri, a qualunque costo.

Dove prendere i soldi necessari?! Ci sono i fondi europei, gli incentivi all’auto-impresa. E c’è un commercialista a Napoli che sa fare benissimo queste pratiche.

“Non preoccupatevi, avete una idea bellissima. Possiamo certamente ottenere un finanziamento a fondo perduto di 100mila euro”. I due ragazzi esultano.

“I soldi arriveranno a rendicontazione” avvisa il commercialista, “dunque dovrete prima sostenere le spese (attrezzare il laboratorio, partire con le attività) e poi avrete i rimborsi. Per fare la domanda dobbiamo inoltre richiedere la partita Iva, registrare lo statuto dal notaio, aprire le posizioni previdenziali, aprire una pratica dal fiscalista, i libri contabili da vidimare… Inoltre il conto corrente bancario lo dovrete intestare a un vostro genitore, che pertanto è bene risulti in società con voi. Non dimentichiamo che c’è anche un mio amico a cui dobbiamo fare un regalo, sennò il finanziamento ve lo scordate”.

“Ma noi questi soldi non li abbiamo!” replicano i giovani.

“Nemmeno il necessario per aprire la pratica? E cosa andate cercando allora?”.

I due ragazzi decidono di chiedere aiuto ai genitori. Vendono l’altro motorino e una collezione di fumetti, mettendo insieme qualcosa.

Fanno i documenti, e finalmente hanno partita iva, posizione Inps, libri contabili e conto corrente bancario. Sono una società a costi fissi.

La sede sociale è nel garage e non è a norma; se arrivano di nuovo i vigili, o la finanza, o l’Inps, o l’ispettorato del lavoro, o l’ufficio tecnico del Comune, o i vigili sanitari…sono altri soldi. Evitano di mettere l’insegna fuori della porta per non dare nell’occhio.

All’interno del garage lavorano duro: assemblano i computer con pezzi di fortuna, un po’ comprati usati, e un po’ a credito. Fanno dieci computer nuovi che riescono a vendere. La cosa sembra poter andare.

Finché un giorno bussano al garage. E’ la Camorra. “Sappiamo che state guadagnando, dovete fare un regalo ai ragazzi che stanno in galera. Pagate, è meglio per voi”.

Se pagano, finiscono i soldi e chiudono. Se non pagano, gli fanno saltare in aria il garage. Se vanno alla polizia e li denunciano, devono comunque sgomberare perché il garage non è a norma. Se non sporgono denuncia e scoprono la cosa, vanno in galera pure loro.

Pagano. Ma non hanno più i soldi per continuare l’attività.

Il finanziamento dalla Regione non arriva, i libri contabili costano, bisogna versare l’Iva, pagare le tasse su quello che hanno venduto, il commercialista preme e i pezzi sono finiti. Assemblare computer in questo modo diventa impossibile.

Il padre di Stefano Lavori consiglia: “Figlio mio, libera questo garage e mettiamolo in affitto; è meglio!”.

I due ragazzi si guardano e decidono di chiudere il loro sogno nel cassetto. Diventano garagisti.

Fine della storia. Tramonto di una idea rivoluzionaria.

Ecco perché se vuoi avere successo, devi costituire un mix composto di duro lavoro, motivazione, talento e fortuna. Indubbiamente ognuno di noi può essere artefice della propria fortuna, ma dal momento che non tutto è controllabile e gestibile per mano dell’uomo, ecco che la cosiddetta manna dal cielo non è un beneficio per nulla secondario!

Le cose accadono anche grazie alla fortuna. Se riesci a farle durare è perché hai talento.

Whoopi Goldberg

 

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